«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 28 gennaio 2013

Ritorno all'Origine: scarica ora ebook

Ecco il nuovo testo: Ritorno all'Origine, un saggio di approfondimento delle tematiche della sostenibilità ambientale, economica e sociale. 



L’Uomo si è ormai perso nella sua corsa feroce al Progresso, tutti gli ambiti delle sue attività danno continui messaggi d’allarme. L’ecosistema terrestre e la vita dell’Uomo stesso non sono mai stati messi a rischio come in questi ultimi decenni di enorme sviluppo industriale ed economico. Una sola cultura tra tutte, quella occidentale, sta dominando indiscussa e sta indicando la via che porta inesorabilmente al collasso generale.

Ecco allora che il ritorno all’origine diventa un ripensamento indispensabile di tutti gli ambiti della nostra vita, diventa il ritorno alla terra, alla natura e a tutte le sue manifestazioni, alla semplicità, alla tradizione antica e dimenticata, all’essenziale, a ciò che conta veramente, alla contemplazione, alla vita, all’assoluto e all’eterno, all’infinito, al cuore delle cose, al Grande Spirito, alla Madre Terra, a Dio, alla Legge che pulsa energia nell’Universo intero: a ciò che, comunque si voglia chiamare, è origine ultima di tutti i fenomeni.

giovedì 24 gennaio 2013

Vento dell'Ovest - un romanzo di Luca Madiai

Vento dell'Ovest 
Il viaggio alla fine del mondo 




"Vento dell’Ovest, un richiamo costante per improvvisati viaggiatori: tre giovani amici che approdano ai vent’anni e intraprendono un viaggio per l’Europa e dentro se stessi. 

La ricerca, la scoperta, l’ignoto, l’imprevedibile sono i loro compagni persistenti e fedeli. Ognuno di loro porta con sé il proprio pezzetto di vita, i propri amori, i propri sogni, le proprie aspirazioni e ognuno compie il suo percorso pur non lasciando mai il gruppo, oltrepassando i propri limiti. 

Tornati di nuovo a casa dopo un anno ritrovano tutto com’era, come se non fossero mai partiti. Ma dentro di loro hanno capito che il viaggio non ha necessariamente una meta prestabilita, che forse il viaggio non finisce mai, che dopotutto l’importante è godersi il tragitto."

lunedì 21 gennaio 2013

Il futuro è delle donne ?!?




È indubbio che per quanto riguarda le tematiche della sostenibilità, dell’ecologia e della salute le donne siano le più sensibili e le più attive. Non c’è da stupirsi se certi ambienti e certe associazioni che si interessano di questi ambiti siano a maggioranza femminili. Sarà perché la donna ha questo istinto materno di protezione e di salvaguardia? Sarà perché la donna non ha le caratteristiche aggressive e totalitarie dell’uomo? Sarà perché le donne riescono a vedere più in là dei maschietti?
Non lo so, ma in ogni caso è certo che le donne di tutto il mondo daranno nei prossimi decenni un contributo indispensabile al cambiamento epocale verso la sostenibilità. Non voglio mettere in competizione la donna con l’uomo, né tanto meno creare dicotomie tra cui scegliere una parte piuttosto che l’altra. Credo però che sia innegabile che nell’epoche passate la storia umana è sempre stata dettata dalla volontà e dal potere dei maschi, caratterizzando gli eventi e le scelte solo dal loro punto di vista, senza mai prendere in considerazione il lato femminile della visione della vita. La società di oggi è una società maschilista, nella sua cultura così come nel suo modo di agire, nonostante l’emancipazione che le donne hanno perseguito negli ultimi decenni. La figura femminile che si tenta di far emergere in tutte le maniere oggi, però, la donna carrierista, la donna con le palle, la donna siliconata, la donna velina, la donna escort, ha poco a che fare con l’affermazione del femminile di cui avremmo bisogno. Anzi, si può ben capire che tale visione della donna è piuttosto una distorsione e un abuso ad opera della cultura occidentale e in primis della figura maschile.
La riaffermazione del femminile per il cambiamento tenderà piuttosto a riportare un equilibrio tra maschile e femminile, ricomponendo lo sbilanciamento che è sempre stato a favore della cultura maschilista. La visione femminile della vita sarà preziosa per la rivoluzione verso la sostenibilità ambientale, economica e sociale che dobbiamo intraprendere già da ora. Se continuiamo a pensare al futuro con la stessa cultura occidentale maschilista, fondata sull’arroganza e sulla competizione, non riusciremo a costruire una nuova società sostenibile.
In una cultura dove ha sempre dominato l’immagine del Dio, possente e con la barba bianca, forse dovremmo cominciare ad accogliere anche l’idea della Madre Terra, graziosa e compassionevole. 

martedì 15 gennaio 2013

Il treno del progresso - Ritorno all'Origine

Coming soon


"Nella visione dello sviluppo progressista lineare che segue una direzione invariabile, la storia dell’umanità è paragonabile a un treno. Un treno sul quale siamo saliti da circa tre secoli, che ci ha permesso di viaggiare sempre più velocemente su di un unico binario che non ha nessuno scambio sulla sua linea, nessuna possibilità di modificare la direzione. In Decrescita Felice e Rivoluzione Umana, infatti, raccontavo della metafora del treno per rappresentare la nostra società che si sta dirigendo verso un baratro ad una velocità crescente e sempre più difficile da sostenere. Un treno impazzito, che non si può più controllare, la cui caldaia sottoposta a un surriscaldamento eccessivo, rischia di esplodere, un treno sempre più tecnologico nei dettagli sempre più insignificanti, che sempre più frequentemente perde pezzi importanti per strada, senza alcuna possibilità di ritorno.
Penso ancora che questa immagine rifletta in modo chiaro e fedele l’attuale situazione mondiale, che siano necessarie due fasi una di rallentamento e una di cambio di direzione. Quello che però credo di intuire sempre più profondamente è che non abbiamo bisogno di metterci su un nuovo binario, quindi su una nuova ma unica direzione. Dopo il fallimento di comunismo e capitalismo, non abbiamo bisogno di altre ideologie, piuttosto di iniziare a muoverci in uno spazio multi direzionale, come uno spazio aperto dove le direzioni possono essere molteplici e tutte valide nello stesso momento. Probabilmente, tornando alla metafora, abbiamo oggi la necessità di rallentare il più possibile questo treno del progresso in modo da poter scendere tutti quanti senza farci male e poter continuare a piedi il nostro percorso, sperimentando varie direzioni possibili e lasciando il treno sprofondare da solo nel baratro dell'oblio"


Estratto da "Ritorno all'Origine", presto scaricabile gratuitamente dal blog

lunedì 14 gennaio 2013

C'è veramente posto per i sogni di tutti ??



Sicuramente un bel messaggio, condivisibile. Ma questo tipo di ottimismo non mi appartiene. Non credo che in questo mondo ci sia posto per i sogni di tutti. Non tutti possiamo essere attori, scrittori, pittori, poeti, cantanti, astronauti, almeno non in un mondo come quello di oggi fondato sul denaro e sulla competizione. 

Perciò, ritengo opportuno che ognuno di noi faccia un cambiamento profondo a livello culturale in modo da stravolgere la società moderna dalle sue fondamenta e trovare così il posto per i sogni di tutti. Finchè non cambia il sistema economico-sociale, non sarà possibile uscirne da soli, saremo solo degli emarginati sognatori. 

lunedì 7 gennaio 2013

La "decrescita" fa paura ?! Proviamo a conoscerla





Si comincia a parlare sempre più di decrescita, o meglio dei temi che la riguardano, spesso inconsapevolmente. Sì, perché il solo proferire la parole decrescita incute terrore, mette tristezza, ci fa cadere in depressione, perciò preferiamo evitarla e difficilmente associamo a questo termine connotati positivi, quanto meno di miglioramento. Si può parlare di critica al consumismo, di risparmio energetico, di efficienza energetica, di abbattimento degli sprechi, di orti urbani, di riciclaggio e di rifiuti zero, di ritorno alla campagna, di agricoltura biologica, di cibi salutari e a chilometro zero, di relazioni umane, di cohousing, di recupero della tradizione e del saper fare, di artigianato e di ritorno al piccolo e al locale, ma davvero difficilmente ci rendiamo conto che tutto questo fa parte di un cambiamento epocale che stravolgerà il nostro modo di vedere la vita.
Ebbene allora, se in fondo in fondo i contenuti sono questi, perché attaccarsi tanto alle parole ? perché non trovare un altro termine, magari più allegro e ottimista per descrivere questo fenomeno ? Forse qualcosa del tipo sviluppo sostenibile o equo-solidale potrebbe fare all’occasione ? O magari usare termini come bio o green che vanno tanto in voga adesso ?
Indubbiamente non c’è alcun bisogno di attaccarsi alle parole, tanto meno ai significanti, qualunque siano. Ad ogni modo, credo che ad oggi l’uso del termine decrescita sia fondamentale, per non osar dire indispensabile; ed occorre inoltre aggiungere una precisazione. Il Movimento per la Decrescita Felice ha aggiunto allo sventurato termine decrescita l’aggettivo felice, e a una prima e rapida valutazione, a cui siamo tutti abituati oggi, pare che il “felice” sia stato aggiunto intelligentemente, con una gran mossa di prestigioso marketing, proprio per risollevare la sciagurata “decrescita”, tanto che viene da chiedersi se effettivamente non si tratti di una figura retorica tipo ossimoro, che abbina due termini in contrapposizione tra loro. Come può la decrescita essere felice, viene da chiedersi immediatamente.
Ecco allora l’importanza cruciale dell’uso di questa espressione: non semplicemente decrescita, ma decrescita felice, ed i motivi sono sostanzialmente due.
Il primo motivo è proprio intrinseco al termine stesso: decrescita. Il cambiamento epocale che abbiamo davanti richiede una profonda rivoluzione culturale, uno stravolgimento del nostro modo di pensare, della nostra visione del mondo, dei valori in cui crediamo fermamente. Prendere confidenza col termine decrescita, fino ad arrivare a farci amicizia e a farlo proprio, significa comprendere profondamente le ragioni di questo cambiamento, significa farle proprie, significa manifestare la consapevolezza interiore necessaria a realizzare un mondo realmente sostenibile, sotto tutti i punti di vista, che si tratti di economia, di ambiente o di società. Comprendere la decrescita è il primo passo per liberarsi dalla folle rincorsa alla crescita eterna, al progresso senza limiti che degrada l’ambiente e l’uomo, alla crudele logica del profitto e della mercificazione della vita. La semplice parola decrescita ci aiuta a decolonizzare il nostro immaginario, perché ci costringe semanticamente a ragionare in modo diverso, in un modo in cui non siamo mai stati abituati, a mettere in discussione tutto ciò su cui abbiamo creduto finora, per poter riuscire a costruire una nuova cultura: una cultura della Via di Mezzo, una cultura del buon senso, una cultura del sostegno alla vita. Se volessimo intraprendere una nuova strada, in parte lo stiamo già facendo soprattutto perché spinti da forze esterne, lo potremmo certamente fare senza aggrapparci alla parola decrescita, ma credo che facendo così rischieremmo di non compiere quel cambiamento culturale che è strettamente necessario, ancor più dell’effettivo cambiamento nei comportamenti e nelle azioni. La decrescita, questa parola così triste e così scomoda per la nostra mentalità, ha una forza dilaniante proprio perché mina le basi culturali che hanno creato il degrado ambientale e umano che stiamo attraversando negli ultimi decenni di enorme sviluppo economico. Costruire una nuova società senza prendere in considerazione questo, significa creare un cambiamento illusorio che potrebbe portare a peggiorare le cose anziché a migliorarle.
Il secondo motivo riguarda proprio l’aggettivo felice, che non è, come è facile pensare, una mera decorazione che ha lo scopo di rendere meno triste la parola decrescita. Tutt’altro, è un aggettivo essenziale alla corretta interpretazione del concetto racchiuso nell’espressione decrescita felice. La decrescita infatti non solo è un fenomeno che accade in natura spontaneamente, ma come tutte le cose di questo mondo può avere delle accezioni con connotati più positivi e altre con connotati più negativi. La decrescita può essere, di fatto, sia felice che infelice e questo è bene sottolinearlo con vigore. In termini economici una decrescita infelice può essere considerata una recessione che provoca sofferenza e disagi per un gran numero di persone, come ad esempio, la nostra crisi attuale – quella di un sistema che pur volendo crescere, di fatto decresce – ma la decrescita potrebbe essere anche felice se ciò che decresce induce benefici e benessere per tutti: una decrescita saggia perché intenzionale. Perciò parlare di decrescita non basta, occorre anche specificare che si tratta di una decrescita felice, proprio perché cambiando il nostro modo di vedere il mondo, non più offuscato dalla crescita a tutti i costi, la società ne risulterà migliorata nel suo insieme.
Perciò, non ci spaventiamo davanti al termine decrescita, non ci rattristiamo nemmeno. Prendiamoci confidenza, proviamo a farci amicizia e scopriremo che esiste un nuovo mondo da creare che ci sta aspettando, e che è possibile crederci già adesso. 
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