«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 29 ottobre 2012

Che bella giornata di pioggia




Che bella giornata di pioggia 
che ridente questa musica
ticchettare sulla ringhiera

Dolce odore di terre bagnate alla sera 
soave respiro di gioia 
pallido e caldo tepore del cuore

Grigio e spesso il cielo 
lucente e gaudente ugualmente 
argentee pozzanghere e ruvido asfalto 
compatte sferette di cristallo su ago di pino
lo sbattere sordo d’una porta 
lo schiudersi d’un ombrello

Vedo un uomo camminare nella pioggia
mantenere il suo passo deciso 
acqua fredda l’invade nel vestito
e un brivido lo scuote d’improvviso 
quell’uomo è giulivo

Avverte un vento gentile alle spalle
percepisce un confortante cinguettio

Firenze 27/03/05

lunedì 8 ottobre 2012

Quando il superfluo diventa indispensabile


Un sistema basato sulla crescita infinita in un mondo finito non può fare a meno di creare paradossi. Tra i vari paradossi, che è così piacevole scoprire giorno per giorno, mi salta alla mente quello che rende il superfluo indispensabile. Non è un gioco di parole, non è un ossimoro, ma uno dei tanti paradossi della società odierna. E non occorre spaventarsi, né fuggire ai ripari. È ovvio che con l’aggravarsi della triplice crisi, dovuta proprio alla non compatibilità del sistema attuale con i principi che regolano la ecosfera, più e più paradossi e contraddizioni verranno a galla (come i nodi che prima o poi vengono al pettine). Saranno sempre più evidenti e un numero crescente di persone si accorgerà della follia che ci sta dominando e comincerà perciò a porsi delle domande e a rivedere le proprie convinzioni, date adesso per certe e inviolabili.

Considerando tale modo di vedere le cose allora non c’è che da star sereni e pieni di ottimismo nel notare il delirio con cui migliaia e migliaia di persone si accodano sin dalle prime ore del mattino per comprare l’ultima versione dell’iphone. Come non rallegrarsi pensando che tale fenomeno, normalissimo nell’era dell’abbondanza, non cominci forse a destare orrore a un numero maggiore di persone. Che sia magari un barlume di speranza? L’inizio di una presa di coscienza? Non è così che iniziano le grandi rivoluzioni culturali? Dall'osservare che c’è qualcosa che non regge più nei nostri “normali” comportamenti? 

Il nostro benessere attuale si sostiene grazie a un sistema economico-sociale che ha dominato l’intero pianeta e che per sua stessa ragione di essere tende a cercare tutti i mezzi pur di sopravvivere, essendo ritenuto culturalmente il migliore, se non l’unico, sistema possibile atto a questo scopo. In questo contesto, in cui tutto è subordinato alla crescita dei profitti, allora l’eccesso, il superfluo e lo spreco diventano elementi cardini per alimentare un motore che altrimenti si spengerebbe da solo. Ma è ovvio che questo non fa che peggiorare la situazione, creando disagi e sofferenze crescenti, mentre purtroppo i profitti e i benefici percepibili dalle persone comuni non possono fare altro che decrescere col tempo. 

Sotto il punto di vista attuale, la persona in coda dalle prime ore del mattino per comprare l'i-phone non è un folle, anzi, dovreste ringraziarlo perché sta permettendo al PIL di crescere, alimentando l’economia. Nell'era dell’abbondanza lo spreco non va perseguito, va incoraggiato: e quanti esempi di sprechi (energetici, materiali, finanziari, di tempo) il sistema si sta inventando pur di andare avanti !!! Lo scopo è quello di far crescere l’economia, anche se facciamo qualcosa che apparentemente non ha molto senso, ciò è del tutto subordinato al dogma inviolabile che la crescita deve continuare in eterno. 

E allora viene fuori che il vero folle non è lui che si mette in fila per comprare un telefono all'avanguardia, ma sei tu che lo stai guardando sbigottito e ti stai chiedendo se tutto questo ha un senso o no. Il vero problema è che non ti sei accorto prima che un tale sistema avrebbe inesorabilmente condotto a un tale paradosso, a una tale crisi strutturale, fino ad arrivare a mettere a rischio il nostro stesso futuro. Sei tu il folle, non lui che vive in un sistema e lo sostiene, ma tu che ti accorgi di anomalie pericolose e dai la colpa ad altri, senza riuscire a individuare la causa in un modello di pensiero prima di tutto piuttosto che in complotti o carenza di ottimismo. 

Il folle sei tu che non riesci a capire perché nell’era dell’abbondanza l’eccesso non è mai abbastanza, lo spreco crea valore e il superfluo è diventato indispensabile.
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