«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

venerdì 29 luglio 2011

La cultura del buon senso: auto come le sigarette entro pochi anni


Per la critica dell’auto e una politica umana per la città



«Il buon senso di oggi non è quello di ieri. Sarebbe dunque contrario al buonsenso di oggi andare a lavare i panni al lavatoio comunale come facevano le nostre nonne invece di usare la lavatrice o andare a un lavaggio automatico. È dunque necessario costruire il buonsenso di domani andando nella buona direzione. Dobbiamo inventare una nuova cultura, di cui uno dei pilastri è la sobrietà.»

Serge Latouche (La scommessa della decrescita)

Ciò di cui abbiamo un estremo bisogno oggi è sviluppare una cultura del buon senso, una cultura che sia nostra per scelta, che non ci sia imposta né dall’alto né dalle circostanze. Una cultura di buon senso che emerga dalla nostra consapevolezza e dal nostro risveglio alla vera essenza della vita e della sua corretta visione. Un cultura di buon senso che sia flessibile e non manipolabile per terzi fini. 

La nostra abilità nel creare questa cultura, nel gestirla bene e nel mantenerla in vita sarà assolutamente indispensabile per “progredire” verso un futuro migliore per tutti. Faccio un esempio.

Fino a non molti anni fa, fino al 10 gennaio del 2005, in Italia era del tutto “normale” fumare nei locali pubblici al chiuso. Mio padre addirittura andava a vedere i film western al cinema immerso in una nube spessa di fumo di sigarette. Essere sottoposti al fumo passivo delle sigarette, sia che si fosse fumatori che non, rientrava nella normalità. La cultura del buon senso di non troppo tempo non considerava il fumo passivo una minaccia per la salute delle persone o semplicemente non si poneva il problema. Oggi in Italia è impensabile costringere le persone a sottoporsi al fumo passivo nei locali pubblici, questo grazie alla legge del 2005 che è stata ben recepita dai cittadini italiani perché la loro cultura del buon senso aveva già fatta propria questa regola di comportamento. 

La stessa cosa accadrà per le automobili. Attualmente può considerarsi “normale” prendere l’auto tutte le mattine per recarsi a lavoro, “normale” fare qualche ora di traffico al giorno o usare l’auto solo per fare pochi isolati di distanza. In un futuro più prossimo di quello che possiamo immaginare, la cultura del buon senso cambierà questa consuetudine poco saggia, avverrà forse un po’ come è avvenuto per le sigarette, lo voglio sperare. Al posto di vietare le sigarette nei locali pubblici, per le automobili ci sarà un divieto nei centri abitati di una certa grandezza e con una certa densità di abitazione. Dopotutto una stanza, se pur ampia e con soffitti alti, affollata di fumatori e con uno scarso ricambio d’aria non è dissimile da una città di medie dimensioni, stracolma di mezzi privati, auto e motorini in continua circolazione, spesso fermi e incolonnati in lunghe code, con molto cemento e asfalto che non permette alle particelle di polveri di essere fissate al suolo e con pochissima vegetazione. Magari con gran stupore di tutti, sarà emanata una legge simile a quella del divieto di fumo nei locali pubblici. Molti probabilmente penseranno subito a una drastica restrizione della propria libertà, senza riuscire neanche ad immaginare gli enormi vantaggi che potremmo trarre da una decisione simile: aria più sana in città, meno rumore, meno stress, diminuzione drastica del rischio di incidenti stradali per conducenti e per pedoni, diminuzione di auto in sosta, minor necessità di costose ed ingombranti infrastrutture viarie. Naturalmente tutto questo dovrà essere accompagnato da una incentivazione e sviluppo spinto dei mezzi pubblici, in un aumento della loro efficacia e in una riduzione del loro prezzo, così come dalla liberalizzazione delle licenze dei tassisti, della costruzione di lunghe e scorrevoli piste ciclabili … e via continuando.

Per comprendere tale cambiamento non occorre avere una particolare perspicacia né essere ambientalisti convinti. Occorre solo costruire e sviluppare la cultura del buon senso. Se ci si pensa bene, l’uomo moderno non ha bisogno di un’auto ogni due persone (media italiana), bensì ha bisogno di muoversi con efficacia (tempi ridotti) e senza creare disagi (inquinamento acustico e atmosferico, rischi di incidenti, traffico). Questa è la direzione inevitabile da prendere. 

Chi farà i primi passi in questa direzione sarà sicuramente ostacolato e denigrato, ma senza dubbio sarà un coraggioso pioniere della prossima cultura del buon senso.



Approfondire:

Leggi articolo Corriere della Sera "La mobilità immobile" del 5 aprile 2011

Leggi intervista al direttore dell'Istituto per la pianificazione del traffico dell'Università tecnologica di Vienna, Hermann Knoflacher. Dal blog NACI, No Automobile Club d'Italia

Associazione NoAuto, Per una mobilità urbana alternativa

Articolo di Pallante e Bertaglio "Riconvertiamo l'industria dell'auto", Il Fatto Quotidiano

Puntata di Report "L'auto permettendo" maggio 2010

Elogio della bicicletta

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